FANDOM



Era domenica mattina. Il sole splendeva, gli uccelli cinguettavano e Vegeta sbuffava sonoramente con irritazione; tutto rientrava nel quotidiano vivere, insomma. Bulma, la sua compagna, nonché scienziata pluripremiata e famosa in buona parte del mondo, era riuscita ad incastrarlo in casa con i suoi due figli in un pomeriggio all'insegna dell'unità familiare. 

Con parole spicce, la donna dai capelli turchini aveva in programma un'uscita con Chichi, la moglie dell'arcinemico del Principe dei Sayan - vedi anche Goku Son -, in cui avrebbero speso mezzo patrimonio in vestiti, scarpe, accessori e tanto altro che probabilmente non avranno mai possibilità di mettere e consumare.

Così, tutto cominciò quella mattina in cui Bulma spalancò le tende della camera da letto e fece valicare quei raggi solari che Vegeta tanto odiava, destandolo inevitabilmente dai suoi sogni. Lo riempì di bacetti e parole dolci che al posto di abbonirlo, lo agitarono solo di più, causando in lui un senso d'irrequietezza proprio alla bocca dello stomaco. Cosa diamine voleva quella maledetta terrestre? 

E poi sganciò la bomba. Prima di uscire dalla camera, le sue labbra lasciarono nella stanza quelle frasi che fecero svegliare e gelare Vegeta come se colpito da un secchio d'acqua ghiacciata: «Tesoro, io sto uscendo. Devi badare tu ai bambini per il resto della giornata. Ti amo» e scappò talmente tanto in fretta che l'uomo non poté avere neanche il tempo di pensare a qualcosa con cui ribattere. Era stato fregato. 

Si lasciò cadere nel letto pesantemente, sprofondando la testa dai capelli corvini nel cuscino morbido che odorava tanto di Bulma; in quel momento si ritrovò ad odiarlo. «Dannata donna, appena torni a casa avrai di che farti perdonare e so già come», pensò malandrino e subdolo. Ciò un po' lo rincuorò, ma un altro pensiero, più opprimente e insopportabile, cancellò il sorrisetto malizioso dal suo volto. Avrebbe dovuto prendersi cura di Bra e Trunks per le prossime ore e questo era più che sufficiente a distogliere la sua attenzione dall'immagine di quella deliziosa vedetta. 

Nel silenzio generale della camera, rimbombò il suono del suo stomaco desideroso di essere riempito a dovere e quasi maledisse il suo sangue Sayan. Non aveva voglia di uscire dalle confortevoli coperte per affrontare quella che, immaginava, sarebbe stata una giornata lunga e massacrante. Sbuffando ancora una volta, si alzò definitivamente dal letto a suo malgrado, grattandosi la pancia definita dagli addominali e stropicciandosi con il pugno chiuso l'occhio assonnato. Raggiunse la cucina insolitamente deserta, i piedi nudi che si scontravano contro il pavimento di legno duro e freddo, e si mise a preparare il caffè. Per i suoi figli sarebbe andata anche bene una tazza di caffè, giusto? Lo sperava, anche perché non avrebbe potuto offrire loro niente di meglio. 

Si sedette al tavolo, afferrò il giornale e cominciò a sfogliare distrattamente le pagine, ma a dire il vero non gli importava nulla di ciò che succedeva a quegli stupidi terrestri. Più che altro, ormai la sua era diventata una consueta abitudine. 

Poco dopo, sentì dei passi farsi sempre più vicini e Vegeta si sforzò di capire a quale dei due figli appartenessero, ma non ebbe tanto tempo per preoccuparsene perché una testolina turchina fece capolino nella cucina. La figlia minore di cinque anni stringeva al petto un orsacchiotto e in bocca giaceva il suo piccolo pollice. 

Vegeta le rivolse un'occhiata severa di circostanza: odiava quando si succhiava il dito e non faceva altro che ripeterle il solito rimprovero, invano. Difatti, Bra notò l'ammonizione del padre, ma la ignorò bellamente e si arrampicò sulle sue cosce, affondando poi il viso nel suo petto muscoloso. Vegeta ebbe inizialmente l'impulso di spostarla e farla scendere, ma non ne ebbe il coraggio e si limitò ad alzare gli occhi al cielo, fintamente infastidito. Volente o nolente, una parte di lui la riconosceva come la sua piccola principessina.

Cullata dal respiro lento del padre, Bra lo guardò attentamente. «Dov'è la mamma?», chiese con voce impastata dal sonno. Era impossibile non notare l'assenza della donna. 

Vegeta sbuffò e prese la bambina per le ascelle, facendola accomodare sulla superficie del tavolo per riuscire a guardare meglio il suo paffuto viso maledettamente simile a quello della compagna. «Quell'irresponsabile di tua madre ha preferito andare a fare shopping che stare con voi», replicò alzando un sopracciglio, soddisfatto dalla sua risposta pungente. Se solo Bulma fosse stata lì a sentirlo. 

La bambina piegò la testa di lato, fece spallucce e rivolse un sorriso complice al padre. «Forse lo ha fatto sapendo di lasciarci in buone mani, papà», osservò Bra con tutta la sua ingenuità. 

Vegeta si sentì immediatamente - e inesorabilmente - lusingato da quelle parole sincere e per non farle notare il rossore impregnare le sue guance, si alzò dal posto e andò a controllare il caffè, dandole di proprio volere le spalle. Nel frattempo, entrò in cucina Trunks, già vestito con la solita tuta un po' consumata dall'usura di cui si serviva solitamente per allenarsi. Raggiante come sempre, raggiunse la sorella, la prese in braccio e la face volteggiare in aria, ciò la indusse a ridere rumorosamente attirando la curiosità misurata del padre.  

«Buongiorno», esclamò poi a tutta la famiglia astante, mentre adagiava la sorellina in una sedia e prendeva posto accanto a lei. Vegeta lo guardò da capo a piedi con mezzo viso coperto dalla tazza riempita fino all'orlo di caffè e alzò un sopracciglio. Il Principe dei Sayan non era un uomo di molte parole, ma la sua famiglia ne era abituata, e infatti Trunks intuendo la domanda implicita, si affrettò a rispondere: «Sto andando da Goten, vogliamo allenarci in vista del prossimo Torneo Tenkaichi» spiegò, prendendo poi una mela dal centro tavola e addentandola sotto lo sguardo affamato ed invidioso della sorella. 

Vegeta quasi si strozzò con il caffè quando il figlio più grande finì di parlare. Diamine, se ne era completamente dimenticato e per giunta non poteva nemmeno recuperare gli allenamenti quel pomeriggio perché avrebbe dovuto guardare la mocciosa! O forse... 

Bra, stanca di essere trascurata dai due uomini, richiamò la loro attenzione reclamando a gran voce la sua tanto acclamata e bramata colazione. Vegeta le rivolse un'occhiata di sufficienza, irritato dalle precedenti osservazioni ma con la mente che già si ingegnava per trovare una soluzione, e raccomandò al figlio di prepararle qualcosa, mentre lui sarebbe andato a farsi una doccia. 

.:••:.

Bra si stava tremendamente annoiando, le gambe poggiate alla spalliera del divano e la tasta gettata all'indietro con gli occhi a fissare assente il pavimento. Senza la compagnia di sua madre, non sapeva come trascorrere quel pomeriggio inverosimilmente lungo e ozioso. Di solito sarebbe uscita con lei, l'avrebbe aiutata nelle faccende domestiche, avrebbero giocato con le bambole. 

Inoltre, non c'era neanche suo fratello maggiore Trunks, che con molta pazienza alle volte si lasciava truccare e acconciare i capelli in un modo così ridicolo per lui che se l'avesse visto Goten avrebbe riso e preso in giro per mesi interi; cosa poteva fare dunque lei? D'altronde, suo padre sembrava essersi smaterializzato e da un paio di ore non lo vedeva in giro per casa e tantomeno in giardino. Avrebbe dovuto cominciare a preoccuparsi? 

Pensò di dare una controllata alla Gravity Room per accertarsi che non fosse lì. Senza la mamma che le dicesse di cambiarsi, di libero arbitrio Bra decise che sarebbe rimasta tutto il girono in pigiama. Occhio che vede, cuore che duole. 

Si alzò così da quella posizione insolita, recuperando le ciabattine rosa lasciate accostate accanto il divano, e spostò il ciuffo dei capelli lontano dal suo viso. Percorse tutto il corridoio fino alla Gravity Room, canticchiando una canzoncina per bambini che aveva sentito qualche instante prima alla televisione. Bra non era neanche arrivata alla porta, che già sentiva suoni di colpi violentissimi, grida e imprecazioni di suo padre e di una voce a lei sconosciuta. 

La piccola Brief aggrottò le sopracciglia e fece l'ultimo tratto di strada a correre per raggiungere il più in fretta possibile suo padre. La porta era serrata e per accedervi bisognava sapere una password che a Bra era nascosta per la sua sicurezza stessa, per cui non le rimase altro da fare che prendere a pugni quella superficie urlando il nome del padre con le lacrime di impotenza e frustrazione agli occhi.

Dall'interno della stanza i rumori e le urla cessarono quasi immediatamente e l'attimo seguente la porta si aprì, rivelando la figura malconcia e preoccupata di suo padre. «Cosa succede, Bra? Ti sei fatta male?» chiese subito, esaminandole con circospezione le braccia e il viso alla ricerca di una qualche ferita.

Bra però gli rivolse un'occhiata impaziente e allontanò le mani genitoriali dal suo corpicino, mettendo il broncio. «Ti ho sentito urlare e avuto paura che ti stesse succedendo qualcosa di brutto», ammise la piccolina andando contro il suo stesso orgoglio. In questo aspetto, era precisa ed identica al padre. 

Vegeta fece per replicare, ma alle sue spalle emerse un'altra figura che lasciò Bra interdetta. «Quindi, Vegeta? Non ti sarai mica arreso, eh?», lo provocò volontariamente, sapendo di andare a colpire uno dei suoi punti deboli.

Ancora voltato in modo tale che solo Bra potesse vedere il suo viso, l'espressione di Vegeta passò da sollevata ad arrogante, mentre riprendeva facilmente il suo solito contegno da Principe dei Sayan. «Kakaroth, la tua stupidità senza limiti mi stupisce ogni volta», replicò stizzito mentre finalmente si decise a rientrare nella Gravity Room, scomparendovi all'intero insieme a Goku. 

Bra si affrettò a seguirlo e prima che riuscisse a chiudere definitivamente la porta, lei era già dentro che si guardava intorno con occhi socchiusi per via dell'intensità della luce, alla ricerca disperata di quel essere che tanto faceva soffrire suo pare. Lo avrebbe voluto annientare lei stessa con le sue minute mani. 

Individuò Goku, che sedeva sulla panca mentre prendeva un sorso dalla sua borraccia, e gli corse incontro con i pugni in aria e un'aria minacciosa che la rendeva soltanto più tenera. Quando raggiunse le sue gambe, sferrò loro un calcio che destò l'attenzione del Sayan, il quale la guardò con occhi stralunati. «Urca, tua figlia è davvero forte nonostante l'età, Vegeta», si complimentò lui osservando poi la piccoletta con uno sguardo affettivo. 

Vegeta non si era accorto della presenza della figlioletta, per cui mentre si voltò disse: «Ma di che stai parlando, Kakaroth?», poi il suo sguardo cadde sulla testolina dai lisci capelli turchini ai piedi di Goku ed esternamente mantenne una facciata fredda e distaccata, dentro invece si sentiva ribollire di confusione mista a sorpresa. «Bra esci subito, non è posto per te questo», comandò lui con tono imperioso e uno sguardo 'da dopo ci facciamo i conti' che fecero immobilizzare la piccola Brief.

Bra guardò a terra, per un attimo vergognandosi della sua impulsività, e tirò su il naso in segno che sarebbe scoppiata a piangere da lì a poco. Goku percepì l'aura di Bra farsi più intensa, come del resto anche Vegeta, e le poggiò una mano sulla spalla prendendo le sue parti. «Andiamo Vegeta, la bambina non crea nessun disturbo. Falla rimanere, penso che le farebbe piacere vedere con quanta facilità il suo papà cadrà al tappeto» disse allegro, facendo un occhiolino complice alla piccola Bra.

Tuttavia, quelle parole non la rassicurarono per niente e anzi indussero in lei una tale furia che ella non aveva mai provato in tutta la sua breve vita. La sua aura crebbe improvvisamente a dismisura, tanto che il padre abbandonò la sua espressione superficiale e si avvicinò di qualche passo alla due figure, pronto a intervenire. 

Bra guardò Goku dritto negli occhi, i suoi azzurri infuocati in contrasto a quelli scuri dell'altro vagamente interessati e attenti; evidentemente la sua citazione sulla sconfitta del padre aveva prodotto in lei un senso protettivo nei riguardi del genitore. Poi, con un balzo saltò sulle gambe del Sayan e gli puntò un polpastrello contro il petto. «Non ti azzardare a sfiorare il mio papà anche solo con un dito» e detto questo gli lanciò un pugno che lo avrebbe sicuramente preso in volto se Goku non avesse avuto i riflessi pronti e allenati.

Son Goku guardò meravigliato Vegeta, il quale a stento riuscì a trattenere un sorriso soddisfatto e appagato. La sua piccola principessina si sarebbe battuta come una vera guerriera Sayan per difendere suo padre ed a questa constatazione Vegeta non poté reprimere l'orgoglio che sentiva nascere e rafforzarsi dentro di lui.

Bra non si perse d'animo e provò a colpire lo stomaco di Goku con una ginocchiata, ma il Sayan più grande parò il suo tiro. La piccola ne approfittò per trafiggere il viso del suo avversario con una gomitata che però il Sayan adulto a malapena sentì. Bra continuò a menare colpi e Goku si limitò per tutto il tempo a pararli senza mai rispondere, ci mancherebbe, tutta la scena sotto lo sguardo fiero e compiaciuto di Vegeta. Eppure, il corpo della piccola Brief non era abituato a quell'enorme sforzo combattivo e più attaccava più sentiva la stanchezza sopraffare la sua furia. Si arrestò lentamente, scivolando poi seduta sulle gambe di Goku. 

Vegeta, notando gli occhi della piccola diventati pesanti e non sopportando la sua vista in braccio a Kakaroth, si affrettò a sollevarla ed a stringerla al suo petto. «Torno subito», lo avvisò velocemente mentre con altrettanta urgenza usciva dalla Gravity Room.

Attraversò tutta la casa quasi volando per arrivare speditamente alla cameretta della bambina, facendo però attenzione a non disturbare il sonno della creaturina che giaceva addormentata tra le sue forti braccia. La adagiò sul letto, rimboccandole le coperte fin sotto il mento ed accarezzandole la chioma turchina lievemente umida di sudore. 

Quando ritornò nella Gravity Room, trovò Goku intento a sollevare alcuni pesi; non appena lo sentì arrivare, il Sayan più giovane gli rivolse le seguenti parole: «Perché non l'alleni per il Torneo? Magari non parteciperà a questo, ma per il prossimo potrebbe essere più che pronta» e gli riservò uno sguardo mortalmente serio.

Vegeta si sedette sulla panca, guardandolo attentamente ma non rispose nulla. Non avrebbe mai trovato il coraggio di confidargli che allenarla sarebbe stato per lui l'apice della felicità; non avrebbe mai trovato il coraggio di rivelargli che Bulma ne era contraria e lui voleva provare a rispettare la sua opinione; non avrebbe mai trovato il coraggio di confidargli che se durante il combattimento sua figlia fosse messa alle strette, non avrebbe esitato a intervenire.

Di fronte al suo meticoloso silenzio, Goku si sentì in dovere di aggiungere: «D'altronde, buon sangue non mente mai».

Racconto appartenente a: EFP

Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.